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In memoria di Giuliana Gardelli

Ho appreso con profondo dolore della scomparsa improvvisa della mia amica e compagna di ricerche Giuliana Gardelli. Desidero ricordarla con ...

martedì 11 agosto 2026

In memoria di Giuliana Gardelli

Ho appreso con profondo dolore della scomparsa improvvisa della mia amica e compagna di ricerche Giuliana Gardelli.

Desidero ricordarla con grande affetto per gli oltre trent’anni di vicinanza, collaborazione e condivisione che ci hanno uniti. Insieme abbiamo svolto numerose ricerche sulla maiolica rinascimentale italiana, tra cui quella, particolarmente significativa, sui Manzoni di Colle Val d’Elsa (i famosi Calamai del Manzoni). Giuliana ha inoltre condotto per me importanti ricerche negli archivi di Urbino, Faenza, Siena, Firenze e Pesaro, contribuendo in modo prezioso ai miei studi. Ha collaborato con me anche allo studio e alla ricostruzione della storia del centro di produzione della maiolica di Acquapendente.

Nel corso della sua lunga attività di storica dell’arte si è occupata sia delle arti maggiori, in particolare della pittura e della scultura, sia, e soprattutto, della storia della maiolica rinascimentale italiana, con una particolare attenzione ai centri di produzione marchigiani.

Voglio ricordarla attraverso una delle sue pubblicazioni più importanti: “CREMELIA” la prima “bella” nella letteratura di Acquapendente - Le MAIOLICHE di ACQUAPENDENTE

Giuliana è stata una studiosa, una ricercatrice e una professionista di grande valore. Con la sua scomparsa perdo non solo una grande professionista e un prezioso punto di riferimento per il mio lavoro, ma anche una cara amica.

La ricordo con grande affetto e stima.

Un affettuoso abbraccio ai figli, Romeo e Augusto.


Fig.- Piatto con “CREMELIA BELLA. 1596” . Acquapendente, Pittore di Cremelia, 1596. Collezione privata



mercoledì 3 giugno 2026

ANNUNCIO IMPORTANTE E NUOVO RECORD DELLE VISITE SUL BLOG

Cari Lettori, 

ANNUNTIO VOBIS!

Dopo un lungo periodo di assenza, in cui mi sono dedicato con passione allo studio e alla ricerca sulla storia della maiolica rinascimentale, posso finalmente annunciarvi che ho scoperto il nome del pittore su maiolica che ha dipinto la famosa coppa dedicata al pontefice Giulio II Della Rovere e commissionata dalla famiglia Manzoli di Bologna, attualmente al MET di New York e siglata da Zuan Maria vasaro: si chiama Quintino, originario di Urbino e nei documenti figura come Quintino da Urbino - il cognome è sconosciuto. Potrebbe essere fratello di Francesco Vivanucci, oppure parente stretto di Timoteo Viti. 

Si tratta di un grandissimo pittore su maiolica, molto incisivo, che subisce l’influenza delle miniature di Giovanni Pietro Birago, importante miniatore e incisore lombardo operante tra fine XV e inizi XVI sec. alla corte di Ludovico il Moro, a Milano. 

Quintino, nato e formatosi a Urbino, diventa itinerante agli inizi degli anni Ottanta del ‘400 e gira i centri di produzione dell’Italia centro-settentrionale al seguito prima di Pietro Caterini Grappe, e poi del figlio Jacopo (Jacopo da Cafaggiolo). La sua mano, facilmente riconoscibile, la ritrovo in alcune mattonelle del pavimento Vaselli nella Chiesa di San Petronio a Bologna del 1487. Presumo che la data di nascita si collochi agli inizi degli anni Sessanta del '400 a Urbino. Quintino collabora con il Pinturicchio negli affreschi della volta della Biblioteca Piccolomini nel Duomo di Siena nel 1503/1504. Nel suo itinerare dipinge maioliche a Ravenna, Urbino, Acquapendente, Siena e, per un lungo periodo a Venezia, in diverse botteghe, quasi sempre al seguito dei Grappe, sia Pietro che Jacopo.

Muore probabilmente a Venezia nei primi anni degli anni Trenta del '500.

Quintino ha un figlio, anch'esso pittore su maiolica, che si chiama Giacomo di Quintino, di cui non sono ancora riuscito a trovare maioliche a lui attribuibili. Egli ha anche un nipote che si chiama proprio Nicola da Urbino. Tutta la storia di Nicola da Urbino si arricchisce così di un ennesimo capitolo che segna l'apice della debacle degli studiosi accademici. 

Per sottolineare l'importanza di questa mia scoperta, voglio anticiparvi che per anni, per gli studiosi accademici, tutte le maioliche monogrammate da Nicola di Urbino (Nicolò, Nicola e Nichola) sono state attribuite prima addirittura al Pellipario e poi a Nicola di Gabriele Sbraghe. In realtà, sono tutte opere da attribuire al nipote di Quintino, Nicolò. Quindi, quando T. Wilson negli ultimi due anni pubblica molte volte le opere certe di Nicola, perché monogrammate oppure firmate “Nicola da U.”, in realtà sbaglia perché Nicola di Gabriele Sbraghe è il titolare della bottega di Urbino ma non ha probabilmente mai dipinto nessuna maiolica. 

A Nicola di Urbino, nipote di Quintino, sono da attribuire tra il 1520 e il 1530, solo per citare le più importanti: la serie di piatti del Museo Correr a Venezia, il servizio per Isabella d'Este Gonzaga marchesa di Mantova, il servizio Scalini, ed altri. La prima opera monogrammata, quella dell'Hermitage, datata 1521 è eseguita sempre da lui ma a Venezia, non a Urbino. 

L'ultima volta che T. Wilson ha scritto su Nicola di Urbino ha attribuito le sue opere certe, datate, monogrammate e firmate a un pittore urbinate: Timoteo Viti. In particolare, la serie di coppe e piatti del Museo Correr di Venezia e il servizio di Isabella d'Este Gonzaga. Faccio notare che la mano che ha dipinto i pezzi del Correr è la stessa dei piatti della serie del servizio di Isabella d'Este Gonzaga, datati 1524, mentre la data di morte di Timoteo Viti è il 7 gennaio 1523. 

Per salvare parzialmente il buon T. Wilson, voglio precisare che Timoteo Viti è sicuramente il pittore che nella fase giovanile del nostro Quintino lo ha influenzato maggiormente. 

Il nostro Quintino da Urbino è tra i maggiori pittori su maiolica a cavallo tra fine XV e inizi XVI sec. Dipinge le sue maioliche con le grottesche classiche, che ricordano molto da vicino la volta della biblioteca Piccolomini del Duomo di Siena. Gli smalti della sua maiolica sono molto brillanti; usa già il rosso nell’ultima decade del Quattrocento. Mi stupisco che il suo corpus delle opere, così uniforme e affascinante, non abbia mai attirato l’attenzione di qualche studioso prima di me.

 

Maiolica a Venezia – Un pavimento rinascimentale nella chiesa di San Sebastiano; a cura di Annalisa Perissa Torrini e Francesca Saccardo; Soprintendenza Speciale per il polo veneziano, ed. Marsilio, 2002; pag. 40, foto 3.
Foto di una mattonella del pavimento Lando nella chiesa di San Sebastiano in Venezia (datato 1510), recentemente restaurato. Al centro della formella vi sono dipinte quattro lettere in monogramma (secondo la conservatrice del Museo Correr Francesca Saccardo, le lettere in monogramma sono cinque (QTLVB), e questo mi ha depistato per molti anni), ossia le iniziali dei due pittori in maiolica, protagonisti quasi assoluti di questo pavimento e che provengono entrambi dal Ducato di Urbino: TB (Tommaso di Bartolo – della famiglia dei Pace di Pesaro) e QU (Quintino da Urbino). La dott.ssa Saccardo aggiunge una L., ma i pittori che dipingono la maggior parte delle mattonelle, 383 in totale, sono proprio Tommaso e Quintino; quindi il monogramma è il marchio di fabbrica del pavimento. 

 



Piatto del British Museum di Londra, n. 215 del cat. di D. Thornton e T. Wilson, 2009, pag. 366.
Il piatto porta sulla tesa il motivo classico a grottesche; al centro un putto che gioca a cavallo di un uccello; molto importante è il cartiglio che sta nella parte sinistra della tesa e che porta le seguenti lettere: Q.U. (Quintino di Urbino) e P.C. (Pietro Caterini). Indica quindi sia il nome del pittore, riportato per primo in quanto più importante, e poi il capobottega. Pietro Caterini è sia pittore che capo di una bottega ad Acquependente, quella dei Grappe e di una a Forlì, del maestro Iero Rubeis. Interessante è l'incisività del mascherone in alto, tipico di Quintino e che figura anche in altre sue maioliche. Sul verso, la palmetta dei Grappe e la losanga tagliata di Pietro Caterini.
Il piatto è databile 1500-1515, e misura: diam: 22.1 cm.
Questo piatto fa parte di una serie famosissima di altri quattro piattini con la stessa tesa a grottesche e un putto che gioca, al centro del cavetto. Questa serie è stata cotta in prevalenza a Venezia, sempre nello stesso periodo. 

 

AGGIORNAMENTO DEI DATI STATISTICI SULLE VISITE DEL BLOG

Alla fine della passata settimana, le visite hanno toccato il record di 61.500 (alla data odierna il totale delle visite è 61.602). Il dato è particolarmente rilevante perché nei ventisette mesi dalla precedente rilevazione del febbraio 2024 (50.000) le visite hanno mantenuto un incremento superiore al 10%, nonostante che in questo periodo non sono riuscito a pubblicare nessun nuovo post, perché mi sono dedicato prevalentemente alla ricerca, trascurando la stesura dei testi.

domenica 18 febbraio 2024

NUOVO RECORD DI VISITE SUL BLOG


Cari Lettori, 

è con grande piacere che sono a comunicarvi il raggiungimento di un traguardo storico e molto importante: due giorni fa le visite sul blog hanno superato la quota straordinaria di 50.000 (con oggi sono esattamente 50.086). Questo traguardo è particolarmente significativo per me, in quanto non era scontato raggiungerlo in tempi così brevi (in soli sette mesi le visualizzazioni sono cresciute circa del 10%, un trend costantemente in ascesa). 

Ringrazio voi, che con il vostro interesse e il vostro sostegno contribuite alla diffusione e alla circolazione dei miei studi.

Al prossimo saggio e ai futuri traguardi.

Vostro,

Alberto Piccini 

venerdì 13 ottobre 2023

Ancora sui Grappe di Acquapendente: due grandi piatti in maiolica del Potteries Museum & Art Gallery di Stafford on Trent, in Inghilterra


Cari lettori,

E' con grande piacere che vi annuncio la pubblicazione del mio nuovo saggio: Ancora sui Grappe di Acquapendente.

Consiglio ai lettori di questo blog di focalizzare l'attenzione sulle foto dalla 12 alla 20, cioè dalla stampa di Agostino Veneziano, al disegno di Raffaello, all'arazzo di Pieter van Aelst, e confrontarle con i tre piatti istoriati di Urbino per constatare che questi ultimi sono capolavori assoluti comparabili con le opere d'arte da cui sono derivati.

Buona lettura,

Alberto Piccini






domenica 23 luglio 2023

RECORD DI VISITE SUL BLOG E ANTICIPAZIONI SUI PROSSIMI SAGGI IN PREPARAZIONE


Cari Lettori, 

ringraziandovi per l'attenzione che riservate ai contenuti del mio blog, vi propongo un'anticipazione sui saggi in preparazione e vi informo sull'andamento delle visite. 

Record di visite sul blog e anticipazioni sui saggi in preparazione

Buona lettura,


Alberto Piccini 

mercoledì 3 agosto 2022

LA DINASTIA DEGLI ORCIOLAI "GRAPPE" E LA COMMITTENZA DELLA FAMIGLIA PETRUCCI DI SIENA TRA FINE XV E INIZIO XVI SEC.

Cari lettori,

Da oggi potrete leggere su questo mio blog di Alberto Piccini la versione modificata e ampliata del mio saggio "LA DINASTIA DEGLI ORCIOLAI "GRAPPE" E LA COMMITTENZA DELLA FAMIGLIA PETRUCCI DI SIENA TRA FINE XV E INIZIO XVI SEC" "Orciolai Grappe". già pubblicato sulla Rivista n.56 dell'Accademia dei Rozzi di Siena e ripresa integralmente in questo blog il primo di luglio scorso. L'ampliamento consiste nel quasi raddoppio delle immagini fotografiche, dell'aggiunta di due documenti inediti e la traduzione in lingua italiana dei documenti scritti in latino, eseguita dall'avvocato Serafino Marsico, il tutto in una veste grafica più adatta allo stile del mio blog.

Per chi volesse analizzare a fondo questo saggio, consiglio di rileggere l'articolo della professoressa Giorgia Erani, pubblicato nel 2002 sulla rivista "Faenza" (vedi dettagli alla nota 16).

Buona lettura e buon ferragosto.

Alberto Piccini 

venerdì 1 luglio 2022

Saggio pubblicato sul n. 56 della Rivista dei Rozzi di Siena: La dinastia degli orciolai “Grappe” e la committenza della famiglia Petrucci di Siena tra fine XV e inizio XVI sec.


Cari Lettori,

è con grande soddisfazione che vi annuncio la pubblicazione del mio saggio La dinastia degli orciolai “Grappe” e la committenza della famiglia Petrucci di Siena tra fine XV e inizio XVI sec. sul n. 56 della Rivista dei Rozzi di Siena. 

In questo post trovate (sopra) il link del pezzo pubblicato sulla Rivista, e a breve, sempre qui sul blog, pubblicherò un altro post con la versione integrale del saggio.

Buona lettura,

Alberto Piccini

giovedì 23 dicembre 2021

LE COLOMBE DI PLINIO NELLA MAIOLICA AQUESIANA DEL XIV SECOLO

Cari Lettori, 

con  questo mio saggio voglio aprire un dibattito su una questione che trovo molto interessante: com'è possibile che una coppa in maiolica del XIV secolo (ritrovata nello scavo di Sant'Agostino ad Acquapendente) riporti l'iconografia di un mosaico presumibilmente del II secolo a.C. e noto solo dopo il 1737? 

Le colombe di Plinio nella maiolica aquesiana del XIV secolo

Consiglierei ai dirigenti dell'Archeo Club di Acquapendente e al sindaco di questa straordinaria città di organizzare ai musei Capitolini di Roma una mostra esponendo il vaso accanto al mosaico originario.

Mentre attendo che si sviluppi un vero dibattito fra gli studiosi su questa vicenda,

auguro a tutti voi 

Buone Feste e un Buon 2022


martedì 14 dicembre 2021

IMMAGINE RITROVATA DI UNA FIASCA A LUSTRO DI MANO DI BENEDETTO DA SIENA O DI ALTRI FIGULI DELLA SUA STRETTA CERCHIA FAMILIARE

Cari Lettori,   


questo saggio viene pubblicato dopo mesi difficili per me a causa di gravi problemi di salute, che però non mi hanno fermato, anzi! Vi annuncio infatti che cercherò di pubblicare un nuovo saggio ogni mese, fino a quando non avrò completato il ciclo e pubblicato tutto ciò che ho raccolto in questi venticinque anni di ricerche. Vi anticipo qui che i prossimi due saggi saranno dedicati ai pittori su maiolica derutesi del primo decennio del XVI sec. attivi ad Acquapendente.

Vorrei precisare inoltre che, da oltre un secolo, gli studiosi della Maiolica Italiana del Rinascimento hanno sempre attribuito i piatti a lustro con i denti di lupo sulla tesa a Deruta, e quelli con il lustro rosso rubino a Gubbio; dalla lettura di questo mio saggio, frutto di più di vent’anni di ricerche, emerge una realtà ben diversa: tutti i piatti a lustro presentati in questo saggio con i denti di lupo e il rosso rubino sono tutti fatti certamente ad Acquapendente nella bottega della Carlina tra il XV sec e la prima decade del XVI sec.

Qui il link del testo: IMMAGINE DELLA FIASCA RITROVATA


Buona lettura


Auguri di Buone Feste


Alberto Piccini

giovedì 25 novembre 2021

Da oggi potrete leggere su questo mio blog il saggio: "Benedetto da Siena "Il padre della maiolica rinascimentale italiana"

Scritto a quattro mani con Don Corrado Leonardi e pubblicato nel 1999 sulla rivista "Arte Viva Fimantiquari" n.19/20 diretta da Amedeo Cocchi.

i motivi che mi spingono a ripubblicare il saggio sono i seguenti: il fatto che dopo la morte di Cocchi la rivista ha cessato di esistere e ci sono grosse difficoltà ormai a trovare i vecchi numeri ; inoltre penso che sia utile per i miei lettori avere la possibilità di confrontare questo saggio con quello che pubblicherò (sempre su Benedetto da Siena) entro la fine della prossima settimana. 

lunedì 8 novembre 2021

IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!

 

Cari Lettori,        

questo saggio dell'amico Umberto Gori dedicato al lustro di Cafaggiolo avrei dovuto metterlo in rete su questo mio blog nel Marzo di quest'anno. In quel periodo però sono stato purtroppo vittima di una brutta malattia che mi ha bloccato per molti mesi; oggi finalmente riprendo a pubblicare (inizia una nuova stagione!) e lo faccio proprio con questo saggio di Gori: IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!.

Nei prossimi mesi ritornerò ad occuparmi di Cafaggiolo perchè non solo il lustro rimane un problema irrisolto, ma anche tutta la storia di questo centro di produzione va rivisitata alla luce di una specie di peccato originale compiuto più di un secolo fa sulla interpretazione della sigla  "SP" o "SPR" che non è quella dei cosiddetti "Fattorini" (i vasai addetti al funzionamento della fornace medicea), bensì il marchio economico di un figulo originario di Ravenna.

A presto

Alberto Piccini

martedì 15 dicembre 2020

UNA SCOMMESSA VINTA.

 

Il tutto avveniva nella tarda primavera del 2003, in attesa della Mostra “Il Secolo d’Oro della Maiolica” – Ceramica Italiana dei secoli XV-XVI della raccolta del Museo Statale dell’Ermitage - MIC Faenza, 2003.

La Mostra non fu un successo, nonostante l’importanza della collezione e i notevoli mezzi finanziari a disposizione, per una serie di motivi di cui discutemmo a lungo all’epoca, ed in particolare per una specie di peccato originale: le scelte sbagliate sulle maioliche da esporre in Mostra - si diceva che i pezzi più importanti, i veri capolavori, fossero rimasti a S. Pietroburgo -. Le critiche più feroci furono quelle rivolte alla studiosa Elena Ivanova, Curatrice delle Maioliche Rinascimentali del Museo russo, per gli scarsi contenuti scientifici delle schede del catalogo. Queste polemiche finirono poi per coinvolgere anche Carmen Ravanelli Guidotti. Nonostante ciò, nel vasto mondo degli studiosi, dei collezionisti e degli amanti di questa arte meravigliosa, per molti mesi, nel 2003, non si parlò d’altro.

Claudio Casadio era allora l’unico dirigente del MIC Faenza con cui mantenevo un buon rapporto e inevitabilmente finimmo per parlare delle maioliche dell’Ermitage; parlammo in particolare della crespina – n.17 del catalogo A. N.KUBE del 1976 e n.9 pagina 44 del catalogo Electa del 2003 – su smalto berettino, decorata a grottesche disposte a quartieri, con ATENA nel cavetto centrale e al verso, sul piede, la scritta FAENZA – vedi foto n.1 e 2 –. Fu questo particolare che, per motivi forse campanilistici, le fece conquistare la copertina del catalogo Electa. Ero quasi certo che la crespina con Atena fosse stata cotta a Ravenna, dipinta da Francesco di Bernardino del Berna alias il Maestro della Coppa Bergantini, nel suo ultimo periodo di attività 1550/70 quando la qualità della sua produzione stava ormai scadendo; per me era una scommessa giocata sul valore dei miei studi, sui documenti d’archivio trovati da Paola Novara, sull’esame di centinaia di frammenti dei depositi del Museo Nazionale di Ravenna e di molte collezioni private. Due anni di lavoro intenso e coinvolgente. Per Claudio Casadio, dirigente del MIC, la sigla “Faenza” apposta sul piede di una crespina cinquecentesca in smalto berettino voleva dire: vincere a mani basse! Quindi, subito dopo, senza dirmi niente, inviò una mail a Elena Ivanova a S. Pietroburgo, la quale rispose entro pochi giorni in modo conciso e lapidario: “GRAFFIANDO CON L’UNGHIA, VIENE VIA”. Avevo vinto la scommessa! Quando andai a Faenza, per l’inaugurazione della Mostra, l’amico Claudio mi offrì il pranzo.

Questa vicenda creò grande imbarazzo alla Direzione del MIC, anche perché il catalogo era già in stampa, e decisero quindi di uscirne in modo semplice e brillante, anche se un po’ furbesco e poco trasparente: esposero la crespina con ATENA nella vetrina principale della Mostra, ma in modo tale che non si potesse leggere il verso (la famigerata scritta, nel frattempo, era stata cancellata) e non pubblicando l’errata corrige della scheda del catalogo.

Claudio Casadio, dopo poco tempo, fu promosso ed incaricato della Direzione della locale Pinacoteca Civica; non tornò più al MIC, peccato! Sarebbe stato un ottimo DIRETTORE di questa importante Istituzione, forse l’unico in grado di invertire il trend, la lunga fase negativa che perdura da oltre 40 anni.


Alberto Piccini                                                                                                                            

Pitigliano, 15.12.2020


Foto 1

Foto 2

mercoledì 25 novembre 2020

GUBBIO - NON SOLO LUSTRO -

Dal post pubblicato in data odierna sulla pagina Facebook Blog di ALBERTO PICCINI

Vaso a palla - altezza cm 29,60 - decorato a nastri annodati (groppi) e nella parte centrale, in quattro campi circolari : su due lati opposti campeggia il marchio economico del vasaio TGA che sta per Traverso Giovanni Antonio (ramo della famiglia FLORIS) con bottega in Gubbio; sul terzo campo : ritratto di giovane guerriero con elmo, volto a destra; sul quarto campo : putto alato con ermellini o donnola ( influsso leonardesco, secondo Hausmann-scheda 98 MUSEO DI BERLINO n. inventario NF 868. Databile al 1510 circa - Attribuito a Cafaggiolo Maestro Iacopo (Iacopo da Cafaggiolo) anche dal Falke e in tempi più recenti (1982) da Cora e Fanfani. FOTO n.1 e 2

Foto 1


Disco smaltato blu con decori in bianco e arancio definiti sulla scheda del Victoria and Albert Museum di Londra n. 147 numero inventario 521-1865 "bianco su azzurro"- Diametro 27,50 cm - datato 1491 - attribuito a Faenza - Porta al centro l' IHS di San Bernardino da Siena e sulla tesa la classica raggera. FOTO 3 e 4


Foto 3

Foto 4


Inoltre il disco porta in basso la sigla del figulo che lo dipinse "IM" per HIERONIMO MARINI, la data 1491 e il marchio economico del vasaio TGA che l'estensore della scheda legge GA scambiandolo per un simbolo monastico. Entrambi queste straordinarie maioliche sono da attribuire a Gubbio, alla bottega di Traverso Giovanni Antonio, documentato in loco dal 1479 al 1512 anno della sua morte. Il figulo che dipinse il bellissimo vaso a palla del Kunst di Berlino non è Iacopo da Cafaggiolo che nel 1510 aveva appena cinque anni circa, bensì, a mio avviso, il figulo derutese NICOLA FRANCIOLI detto "CO". Questa mia attribuzione, oltre fare scalpore, servirà anche a studiare più a fondo il periodo giovanile. la fase di apprendistato di questo grande pittore su maiolica : prima Acquapendente, poi Ravenna e poi Gubbio. Gli influssi leonardeschi arrivano al nostro figulo tramite le incisioni di Nicoletto da Modena, confermando l'incontro, la collaborazione con i maiolicari della famiglia DE RUBEIS parenti del grande incisore. Hieronimo Marini, invece, è un figulo itinerante, di origine pesarese, che nella sua lunga carriera opera a Pesaro, Casteldurante ( F. de Mély lo documenta qui nel 1511), Rimini, Ravenna e principalmente Acquapendente nei primi decenni del cinquecento nella bottega di Simone Marini. Non sono riuscito a trovare nessuna altra maiolica Rinascimentale con il marchio TGA, ma sono certo che nel prossimo futuro le troverò, anche perchè mi aiuteranno i lettori di questo post. La cosa più straordinaria di questa mia ricerca è che i soli due manufatti di questa bottega eugubina, due capolavori assoluti, non sono lustrati.


Alberto Piccini

Pitigliano, 25.11.2020

domenica 8 novembre 2020

LETTERA A JOHN MALLET

 Gentile Prof. John Mallet, 

Le porgo i miei più sinceri auguri per il suo novantesimo compleanno. 

Approfitto di questa occasione per farLe, da ultraottantenne quale sono, una proposta di collaborazione: realizzare insieme uno studio, un saggio su un argomento che riguardi la storia della Maiolica Italiana del Rinascimento; un saggio che affronti una problematica specifica già trattata da entrambi in tempi diversi, come per esempio: la biografia e il corpus delle opere di Francesco di Sante Carini detto "Il Rosso", alias Francesco Urbini, o Ennio De Rubeis, alias il Pittore del Bacile di Apollo, al fine di fare luce, di scrivere parole chiave e definitive su un tema relativo allo studio della Maiolica Italiana del Rinascimento. 

La mia scelta sarebbe orientata su un tema molto interessante, anzi affascinante direi, già trattato da entrambi: il famosissimo servizio Correr. I diciassette meravigliosi piatti del grande Museo veneziano attribuiti, a mio avviso in modo erroneo, a Nicola da Urbino, sarebbero un'occasione perfetta per rifare la biografia e il corpus delle opere di questo grande figulo; dopo la ricostruzione storica fatta negli ultimi decenni a dir poco dubbia, quasi grottesca: dal "Pellipario" (pellicciaio) e Nicola di Gabriele Sbraghe, si potrebbe cercare di dividere le opere di quest'ultimo da quelle del teutonico Tomassino di Giovanni, e in particolare da quelle del grande Bernardino di Benedetto del Berna.

L'idea sarebbe quella di partire dai miei due saggi del 2012: Il Servizio Correr e Supplemento al Servizio Correr pubblicati qui sul mio blog e integrarli con i documenti di varia natura, inediti, emersi dal 2012 (come per esempio il piatto dei depositi del Museo Correr, restaurato recentemente, con Diana e Atteone sul recto, di mano di Bernardino del Berna (in stile istoriato urbinate) che porta al verso, sia sul cavetto che sulla tesa, il nodo senza fine buddista di origine cinese che indica chiaramente Ravenna come centro di produzione).


 



















Naturalmente io punto molto sulla sua esperienza, capacità di analisi e genialità, tipica di tutta la sua saggistica passata.

Sono consapevole che questa mia proposta è molto difficile da realizzare, un'idea ardita, quasi una mission impossible, anche solo per l'età di noi due coautori, però per me vale la pena di provarci. Vale la pena provare sia per far luce su un argomento così importante, sia per stimolare le future generazioni di giovani studiosi, nelle cui mani lasciamo una storia della Maiolica Italiana del Rinascimento piena di troppi buchi neri. 

Attendo una Sua risposta,

Le rinnovo i miei auguri e ..

Ad Maiora!


Alberto Piccini

Pitigliano, 08.11.2020


mercoledì 2 settembre 2020

LORENZO ANGUILLARA E LE MAIOLICHE DIPINTE DA CATERINA DEL BERNA

Cari Lettori, 

da oggi potete leggere su questo blog il mio nuovo saggio:



Buona Lettura

Alberto Piccini

mercoledì 19 agosto 2020

"MAESTRO MARIOTTO DA GUBBIO FECIT"... AD ACQUAPENDENTE

Cari Lettori, 

vi ripropongo in questa occasione un mio saggio del lontano novembre 2010. Lo scopo è quello di illustrare meglio il significato e l'importanza dei marchi economici dei vascellari di Acquapendente. 

Colgo l'occasione per ricordare Francesco Cioci, il farmacista di Ostra recentemente scomparso che, come molti di voi avranno capito, è il proprietario del bellissimo orciolo al centro di questa vicenda.

Troverete nel saggio un mio articolo relativo al marchio della bottega faentina di Virgiliotto, insieme ad un botta e risposta tra Giuliana Gardelli e me pubblicati nel 2001 nella rivista milanese "Arte Incontro In Libreria". Sono sicuro che la Prof.ssa Gardelli rimarrà piacevolmente sorpresa per questa pubblicazione, che mi richiede da tempo, anche in ricordo di questa eccellente rivista che, a mio parere, avrebbe meritato una migliore diffusione. 

Rimangono da pubblicare i documenti di archivio; mi impegno a farlo non appena possibile. 

Auguro a tutti voi una buona lettura 

Alberto Piccini

https://drive.google.com/file/d/1E3tJM1N_d4_-dpCjxtKeayIQVsgteHVe/view


venerdì 19 giugno 2020

EMBLEMA DELLA BOTTEGA DI SANTE RUBEO AD ACQUAPENDENTE E A RAVENNA


Pitigliano, 19 Giugno 2020

Cari Lettori, 

vi allego il link del video "Emblema della Bottega di Sante Rubeo ad Acquapendente e a Ravenna" da oggi su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Ey4BaKhtzU4

Buona visione!

Alberto Piccini







giovedì 21 maggio 2020

Fabiano di Giovanni, vasaio di Perugia del XVI sec. e i due lokal-patriot di Deruta Giulio Busti e Franco Cocchi: attribuzioni problematiche


Cari Lettori,

vi invito a leggere il mio nuovo saggio, di cui trovate il link qui di seguito.

Vi segnalo che l'argomento è già stato in parte trattato nei post del 4 e 18 Aprile che trovate sulla pagina Facebook del Blog: Blog di Alberto Piccini



Fabiano di Giovanni vasaio di Perugia del XVI sec. e i due lokal-patriot di Deruta Giulio Busti e Franco Cocchi: attribuzioni problematiche

domenica 5 gennaio 2020

Decorazione a lustro a Pesaro




"LADECORAZIONE A LUSTRO A PESARO"


 Articolo di Alberto Piccini

Dedicato alla memoria di Paride Berardi




Milano, 11 maggio 2009

Cari Lettori,

Da oggi potete leggere su questo blog il saggio del 11 maggio 2009: "Decorazione a lustro a Pesaro", edito quando il blog di Alberto Piccini non era ancora nato. Ve lo ripropongo con i testi immutati e con un aggiornamento delle foto; potrete anche leggere un post scrittum molto interessante.

Colgo l'occasione per augurare a tutti un ottimo 2020,

Alberto Piccini