giovedì 25 novembre 2021
Da oggi potrete leggere su questo mio blog il saggio: "Benedetto da Siena "Il padre della maiolica rinascimentale italiana"
lunedì 8 novembre 2021
IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!
Cari Lettori,
questo saggio dell'amico Umberto Gori dedicato al lustro di Cafaggiolo avrei dovuto metterlo in rete su questo mio blog nel Marzo di quest'anno. In quel periodo però sono stato purtroppo vittima di una brutta malattia che mi ha bloccato per molti mesi; oggi finalmente riprendo a pubblicare (inizia una nuova stagione!) e lo faccio proprio con questo saggio di Gori: IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!.
Nei prossimi mesi ritornerò ad occuparmi di Cafaggiolo perchè non solo il lustro rimane un problema irrisolto, ma anche tutta la storia di questo centro di produzione va rivisitata alla luce di una specie di peccato originale compiuto più di un secolo fa sulla interpretazione della sigla "SP" o "SPR" che non è quella dei cosiddetti "Fattorini" (i vasai addetti al funzionamento della fornace medicea), bensì il marchio economico di un figulo originario di Ravenna.
A presto
Alberto Piccini
martedì 15 dicembre 2020
UNA SCOMMESSA VINTA.
Il tutto avveniva nella tarda primavera del 2003, in attesa
della Mostra “Il Secolo d’Oro della Maiolica” – Ceramica Italiana dei secoli
XV-XVI della raccolta del Museo Statale dell’Ermitage - MIC Faenza, 2003.
La Mostra non fu un successo, nonostante l’importanza della
collezione e i notevoli mezzi finanziari a disposizione, per una serie di
motivi di cui discutemmo a lungo all’epoca, ed in particolare per una specie di
peccato originale: le scelte sbagliate sulle maioliche da esporre in Mostra -
si diceva che i pezzi più importanti, i veri capolavori, fossero rimasti a S. Pietroburgo
-. Le critiche più feroci furono quelle rivolte alla studiosa Elena Ivanova,
Curatrice delle Maioliche Rinascimentali del Museo russo, per gli scarsi
contenuti scientifici delle schede del catalogo. Queste polemiche finirono poi
per coinvolgere anche Carmen Ravanelli Guidotti. Nonostante ciò, nel vasto
mondo degli studiosi, dei collezionisti e degli amanti di questa arte
meravigliosa, per molti mesi, nel 2003, non si parlò d’altro.
Claudio Casadio era allora l’unico dirigente del MIC Faenza
con cui mantenevo un buon rapporto e inevitabilmente finimmo per parlare delle
maioliche dell’Ermitage; parlammo in particolare della crespina – n.17 del
catalogo A. N.KUBE del 1976 e n.9 pagina 44 del catalogo Electa del 2003 – su
smalto berettino, decorata a grottesche disposte a quartieri, con ATENA nel
cavetto centrale e al verso, sul piede, la scritta FAENZA – vedi foto n.1 e 2 –.
Fu questo particolare che, per motivi forse campanilistici, le fece conquistare
la copertina del catalogo Electa. Ero quasi certo che la crespina con Atena fosse
stata cotta a Ravenna, dipinta da Francesco di Bernardino del Berna alias
il Maestro della Coppa Bergantini, nel suo ultimo periodo di attività 1550/70
quando la qualità della sua produzione stava ormai scadendo; per me era una
scommessa giocata sul valore dei miei studi, sui documenti d’archivio trovati
da Paola Novara, sull’esame di centinaia di frammenti dei depositi del Museo
Nazionale di Ravenna e di molte collezioni private. Due anni di lavoro intenso
e coinvolgente. Per Claudio Casadio, dirigente del MIC, la sigla “Faenza”
apposta sul piede di una crespina cinquecentesca in smalto berettino voleva
dire: vincere a mani basse! Quindi, subito dopo, senza dirmi niente, inviò una
mail a Elena Ivanova a S. Pietroburgo, la quale rispose entro pochi giorni in
modo conciso e lapidario: “GRAFFIANDO CON L’UNGHIA, VIENE VIA”. Avevo vinto la
scommessa! Quando andai a Faenza, per l’inaugurazione della Mostra, l’amico
Claudio mi offrì il pranzo.
Questa vicenda creò grande imbarazzo alla Direzione del MIC,
anche perché il catalogo era già in stampa, e decisero quindi di uscirne in
modo semplice e brillante, anche se un po’ furbesco e poco trasparente: esposero
la crespina con ATENA nella vetrina principale della Mostra, ma in modo tale
che non si potesse leggere il verso (la famigerata scritta, nel frattempo, era
stata cancellata) e non pubblicando l’errata corrige della scheda del
catalogo.
Claudio Casadio, dopo poco tempo, fu promosso ed incaricato della
Direzione della locale Pinacoteca Civica; non tornò più al MIC, peccato!
Sarebbe stato un ottimo DIRETTORE di questa importante Istituzione, forse
l’unico in grado di invertire il trend, la lunga fase negativa che perdura da
oltre 40 anni.
Alberto Piccini
Pitigliano,
15.12.2020
mercoledì 25 novembre 2020
GUBBIO - NON SOLO LUSTRO -
domenica 8 novembre 2020
LETTERA A JOHN MALLET
Gentile Prof. John Mallet,
Le porgo i miei più sinceri auguri per il suo novantesimo compleanno.
Approfitto di questa occasione per farLe, da ultraottantenne quale sono, una proposta di collaborazione: realizzare insieme uno studio, un saggio su un argomento che riguardi la storia della Maiolica Italiana del Rinascimento; un saggio che affronti una problematica specifica già trattata da entrambi in tempi diversi, come per esempio: la biografia e il corpus delle opere di Francesco di Sante Carini detto "Il Rosso", alias Francesco Urbini, o Ennio De Rubeis, alias il Pittore del Bacile di Apollo, al fine di fare luce, di scrivere parole chiave e definitive su un tema relativo allo studio della Maiolica Italiana del Rinascimento.
La mia scelta sarebbe orientata su un tema molto interessante, anzi affascinante direi, già trattato da entrambi: il famosissimo servizio Correr. I diciassette meravigliosi piatti del grande Museo veneziano attribuiti, a mio avviso in modo erroneo, a Nicola da Urbino, sarebbero un'occasione perfetta per rifare la biografia e il corpus delle opere di questo grande figulo; dopo la ricostruzione storica fatta negli ultimi decenni a dir poco dubbia, quasi grottesca: dal "Pellipario" (pellicciaio) e Nicola di Gabriele Sbraghe, si potrebbe cercare di dividere le opere di quest'ultimo da quelle del teutonico Tomassino di Giovanni, e in particolare da quelle del grande Bernardino di Benedetto del Berna.
L'idea sarebbe quella di partire dai miei due saggi del 2012: Il Servizio Correr e Supplemento al Servizio Correr pubblicati qui sul mio blog e integrarli con i documenti di varia natura, inediti, emersi dal 2012 (come per esempio il piatto dei depositi del Museo Correr, restaurato recentemente, con Diana e Atteone sul recto, di mano di Bernardino del Berna (in stile istoriato urbinate) che porta al verso, sia sul cavetto che sulla tesa, il nodo senza fine buddista di origine cinese che indica chiaramente Ravenna come centro di produzione).
Naturalmente io punto molto sulla sua esperienza, capacità di analisi e genialità, tipica di tutta la sua saggistica passata.
Sono consapevole che questa mia proposta è molto difficile da realizzare, un'idea ardita, quasi una mission impossible, anche solo per l'età di noi due coautori, però per me vale la pena di provarci. Vale la pena provare sia per far luce su un argomento così importante, sia per stimolare le future generazioni di giovani studiosi, nelle cui mani lasciamo una storia della Maiolica Italiana del Rinascimento piena di troppi buchi neri.
Attendo una Sua risposta,
Le rinnovo i miei auguri e ..
Ad Maiora!
Alberto Piccini
Pitigliano, 08.11.2020










