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SCHATOLA CARA - SECONDA PARTE

Cari Lettori, vi presento la seconda e ultima parte del mio saggio dedicato a "PROVIDO VIRO PALUMBO VINCENTIJ LUCAE NANNIS DE URBEVE...

sabato 23 marzo 2019

SCHATOLA CARA - SECONDA PARTE


Cari Lettori,

vi presento la seconda e ultima parte del mio saggio dedicato a "PROVIDO VIRO PALUMBO VINCENTIJ LUCAE NANNIS DE URBEVETER ET TERRE PREDICTE (ACQUAPENDENTE) ASSIDUO HABITATOTJ E AL  FAMOSO ORCIOLO 'SCHATOLA CARA'"

Vi auguro una buona lettura!

Alberto Piccini






venerdì 15 marzo 2019

SCHATOLA CARA - PRIMA PARTE



Cari Lettori,

dopo un periodo piuttosto lungo di silenzio sono tornato con un pezzo dedicato all'ormai famoso orciolo "Schatola Cara". In questa prima parte del saggio mi sono occupato dei documenti di archivio relativi a Palumbo di Vincenzo (il "compadre Palumbo a Foligno"). Nella seconda parte, che uscirà a breve, vi racconterò la vita e le opere del grande figulo pesarese Lorenzo di Pace e dei suoi figli.

Buona Lettura e a presto!

Alberto Piccini






sabato 8 settembre 2018

QUESITO SULLA "SCHATOLA CARA"


Cari Lettori,

sulla pagina Facebook del blog qualche tempo fa vi invitavo a leggere e a rileggere l'interessantissimo saggio di Fabiano Zeni Fagliari Buchicchio "“SCHATOLA CARA” - LETTERA SU VASO DA FARMACIA" pubblicato qui sul mio Blog il 27 giugno u.s., e poi a provare a rispondere a questa mia domanda: chi è secondo voi il mittente di questo orciolo-lettera spedito da Acquapendente e indirizzato al compadre Palumbo di Foligno?
a) il grande figulo itinerante Lorenzo di Pace, originario di Pesaro ma da molti anni operante ad Acquapendente e pittore di questo orciolo;
b) il vasaio aquesiano che ha cotto questo orciolo (Sante di Francesco Carini detto Il Rosso o la Bottega dei Giunta);
c) l'aromatario aquesiano (forse Carlo di Lorenzo Pedrazzini) che ha prodotto la medicina, ovvero lo sciroppo, di miele e squilla. 
A chi invierà la risposta giusta il sottoscritto risponderà con un'email personale di congratulazioni. 
Lo scopo è anche quello di riaprire il dialogo fra studiosi, collezionisti e cultori di quest'arte meravigliosa; dialogo che si è interrotto da circa trent'anni. 

Vi inoltro qui di seguito una delle risposte pervenute: 



Risposta del 6-9-2018


Caro Alberto, è interessante e produttivo avere un colloquio fattivo con i lettori del tuo blog, interessati alla storia della ceramica, perciò ti rispondo volentieri, precisando che tutte le opzioni da te proposte possono essere esatte. Tuttavia, a mio modesto parere, è l’autore del medicinale stesso a proporsi al vasto pubblico: si tratta di una bellissima pubblicità, in cui è sottesa anche una richiesta di indicazione sulla sua efficacia, da parte di chi ha utilizzato il prodotto.  Che a differenza c’è  con quanto leggiamo ogni giorno su internet sulle proprietà miracolose  di un medicinale proposto da un medico o da un farmacista o da un cialtrone  ?  

Del resto un colloquio epistolare fra alchimisti, antichi  farmacisti, con richieste di collaborazioni e confronti  su vari temi ci sono sempre stati. Permettimi di citare il caso della grande Caterina Sforza Riario, signora di Imola e di Forlì sul finire del Medioevo e sull’aprirsi del Rinascimento. Da Imola aveva rivolto alcune  richieste ad un frate romito, aromatario in quel di Firenzuola, amena località dell’alto Mugello fra Romagna e Toscana, poco oltre il nido d’aquila degli Alidosi, antichi signori della vallata del Santerno a confino con il suo territorio (oggi Castel del Rio). 

Caterina  nonostante una vita difficilissima, piena di guerre, di assassinii, di mariti, di figli, perfino di prigionia ad opera del Valentino (ma una dorata prigionia molto chiacchierata!!)  ebbe il tempo di comporre un libro di “Experimenti” con 454 ricette, ricettario il più completo che il Quattrocento ci abbia lasciato sui medicamenti e soprattutto sulla cosmetica. Qui permettimi dunque  di inserire la lettera, tratta da, E. Caruso, Ricette d’amore e di bellezza di Caterina Sforza  Signora di Forlì e Imola, Cesena, 209, p. 13.


Grazie  

Giuliana Gardelli


sabato 1 settembre 2018

https://drive.google.com/file/d/0B-p5VNXO21sWWUJuMnhWTHVsY0FORjhlakxJUkZuMEp1MHNz/view


Gentili Lettori,

vi presento sul mio blog l'ultimo interessante saggio dello storico pitiglianese Riccardo Pivirotto dedicato ai "FISCHI DI GIOCO e GIOCATTOLI CERAMICI “UNA NOBILDONNA DEL XV SECOLO”". Questi fischietti in ceramica sono un tipico prodotto delle fornaci aquesiane nell'arco di sette secoli dal XIV al XX; infatti dai butti delle abitazioni private e dai pozzi di scarico delle fornaci sono emerse quantità quasi industriali di questi veri e propri giocattoli, interi e frammentati: da quelli arcaici (decorati in bruno di manganese e verde ramina) a quelli prodotti dalla bottega di Domenico Fuschini ed Elia Rosa nella prima metà del secolo scorso.

Di seguito vi mostro una serie di foto di pezzi trovati ad Acquapendente e facenti parte di una vasta collezione locale:













Vorrei infine segnalarvi la seguente immagine di una dama del XV-XVI secolo dalla scollatura molto ardita, assai procace e sensuale - certamente non una nobile contessa ma probabilmente una cortigiana - indice delle caratteristiche prettamente profane di questa particolare produzione ceramica aquesiana:




Buona lettura

Alberto Piccini







mercoledì 27 giugno 2018

https://drive.google.com/file/d/1hma-V6DClty2Rb61S9Lv2FJtqHol15GO/view


Cari Lettori, 

Sono particolarmente fiero di presentare ai lettori di questo blog l’ultima splendida ed affascinante fatica dell’amico Fabiano Tiziano Zeni Fagliari Buchicchio.

Verso la fine del 2017 sono stato incaricato da un importante collezionista di  studiare quest’orciolo (vedi foto n.1,2,3), che reca la scritta farmaceutica “oximel squilitico”, insieme ad un altro gemello, presente nella stessa collezione. Questo orciolo famosissimo, già Coll. Chompret, poi Adda, indi Prinsheim, porta dipinta sul fronte una lettera dell’epoca (1507) nelle due versioni: a sinistra, la parte superiore con il destinatario “Al mio Conpa/dre da / palunbe jn / fuligne” (cioè: Al mio compadre da Palumbo in Foligno) e a destra il testo della stessa missiva, ritenuto illeggibile da tanti studiosi per circa un secolo. Da subito ho ritenuto invece possibile trascrivere questo scritto e Fabiano, in pochi mesi, ha fatto il miracolo e quindi il merito di questa scoperta è tutto e soltanto suo.

Attualmente il vaso è esposto a Deruta nella mostra “Back to Deruta” in corso di svolgimento nel locale Museo Regionale della Ceramica (probabilmente la durata della Mostra sarà prorogata sino ai primi del prossimo mese di ottobre).

Nel catalogo la scheda non è firmata, ma dovrebbe essere stata redatta o da Camille Leprince o da Justin Raccanello; il primo lavora a Parigi presso un importante antiquario, il secondo esercita la sua attività antiquariale a Londra. Andrò presto a visitare la Mostra e ne scriverò su questo blog. In autunno poi pubblicherò il mio saggio sui due orcioli facenti parte del corpus delle opere del grande figulo pesarese Lorenzo de Pace. I due orcioli fanno parte di una spezieria fatta ad Acquapendente agli inizi del XVI secolo. Chi ha redatto le schede attribuisce l’orciolo a Deruta, ad un fantomatico maestro “caricaturale”; saranno i posteri come al solito a darmi ragione.

Devo complimentarmi con il Sindaco di Deruta Michele Toniaccini per l’impegno profuso nel portare questa mostra londinese, molto “commerciale”, nel locale Museo. So che ha telefonato personalmente ai collezionisti che hanno prestato alcuni capolavori, veramente eccezionali, che completano la Mostra. Purtroppo per lui, questo evento estivo derutese, avrebbe dovuto intitolarsi “Back to Acquapendente”, poiché la maggior parte delle maioliche esposte sono state sicuramente cotte in questo importantissimo centro di produzione laziale.

Consiglio al Sindaco derutese, appassionato di maiolica del Rinascimento Italiano, – speriamo che in futuro ne venga eletto uno così ad Acquapendente –, di rispettare in futuro, sempre, il precetto evangelico: “fuori i mercanti dal tempio”(Mc 11, 7-19; Mt 21, 8-19; Lc 19, 35-48; Gv 2, 12-25).

Buona lettura,

Alberto Piccini


lunedì 11 giugno 2018

I Manzoni di Colle Val d'Elsa. Documenti notarili, maioliche inedite e nuove attribuzioni


I Manzoni di Colle Val d'Elsa. Documenti notarili, maioliche inedite e nuove attribuzioni 

di Giuliana Gardelli 



Cari Lettori,
a distanza di poco più di una settimana torno a proporvi un altro saggio tratto dal volume “La ceramica nello scaffale” in ricordo del Prof. Giancarlo Bojani, edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano. Il saggio è quello di Giuliana Gardelli dal titolo “I Manzoni di Colle Val d’Elsa – Documenti notarili, maioliche inedite e nuove attribuzioni”.
Il motivo di questa ripresa è giustificato dal fatto che il saggio della Prof.ssa Gardelli è la giusta e perfetta chiusura del mio saggio del 2002 intitolato “I Calamai del Manzoni”, il quale è stato recentemente riproposto su questo blog (nel febbraio del 2018). Entrambi i saggi si completano a vicenda e sono il frutto di un lungo lavoro di equipe tra il sottoscritto, la Professoressa – la quale, a mio avviso, ha fatto il lavoro più importante sia di ricerca di archivio che di approfondimento storico-scientifico –, e Cristina Cecchi, bravissima ricercatrice presso l’Archivio di Stato di Firenze e mia preziosa collaboratrice da quasi due decenni.
Colgo l’occasione per segnalarvi un episodio spiacevole accadutomi nel 2007, un tentativo maldestro e furbesco di plagio perpetuato dallo studioso Marino Marini (funzionario del Museo Nazionale del Bargello) che nella scheda del “Calamaio del Manzoni” di proprietà della Fondazione Cassa Risparmio di Perugia, tentò di appropriarsi della mia scoperta. Reagii con veemenza, scrivendo una lettera infuocata a Timothy Wilson, allora curatore del catalogo, senza peraltro avere la dovuta soddisfazione. Questa volta nel volume dedicato al Prof. Bojani, lo stesso studioso dedica un piccolo saggio ad un gruppo plastico frammentato di proprietà dello stesso Museo del Bargello, autocitandosi in spregio del mio lavoro e di quello di Giuliana Gardelli. Lo stesso studioso naturalmente non si accorge che il pezzo frammentato oggetto del saggio e quello dello StadtMuseum di Wisbaden, più volte citato, sono entrambi usciti dalla fornace dei Manzoni di Colle, a riprova del detto che recita “copiando non sempre si impara”, ed inoltre così provando di non essere entrato nello spirito delle opere dei Manzoni, tanto da non saper distinguere le plastiche toscane da quelle dell’Emilia-Romagna e delle Marche. Ciò mi ha spinto a mettere in cantiere ancora una volta, insieme alla Pof.ssa Gardelli, il terzo episodio di questa saga: Il corpus di tutte le opere uscite dalle tre fornaci dei Manzoni di Colle nell’arco di un secolo, dalla fine del XV alla fine del XVI secolo.
Vi auguro una buona lettura,

Alberto Piccini
Milano, 11.06.2018


giovedì 31 maggio 2018

THE GREEN MAN - IL PITTORE VERDE



Questo mio Saggio è uscito recentemente nel volume in onore del Professor Giancarlo Bojani "La Ceramica nello scaffale", edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, a Fano.
Ve lo propongo su questo blog corredato dai documenti d'archivio, molto importanti, che per motivi editoriali non potevano trovare spazio nel libro.

Milano, 31 maggio 2018

Alberto Piccini
https://drive.google.com/file/d/1_30YYElXz0gUV33oQbGUDxx6Yclq2fwI/view