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LE COLOMBE DI PLINIO NELLA MAIOLICA AQUESIANA DEL XIV SECOLO

Cari Lettori,  con  questo mio saggio voglio aprire un dibattito su una questione che trovo molto interessante: com'è possibile che una ...

giovedì 23 dicembre 2021

LE COLOMBE DI PLINIO NELLA MAIOLICA AQUESIANA DEL XIV SECOLO

Cari Lettori, 

con  questo mio saggio voglio aprire un dibattito su una questione che trovo molto interessante: com'è possibile che una coppa in maiolica del XIV secolo (ritrovata nello scavo di Sant'Agostino ad Acquapendente) riporti l'iconografia di un mosaico presumibilmente del II secolo a.C. e noto solo dopo il 1737? 

Le colombe di Plinio nella maiolica aquesiana del XIV secolo

Consiglierei ai dirigenti dell'Archeo Club di Acquapendente e al sindaco di questa straordinaria città di organizzare ai musei Capitolini di Roma una mostra esponendo il vaso accanto al mosaico originario.

Mentre attendo che si sviluppi un vero dibattito fra gli studiosi su questa vicenda,

auguro a tutti voi 

Buone Feste e un Buon 2022


martedì 14 dicembre 2021

IMMAGINE RITROVATA DI UNA FIASCA A LUSTRO DI MANO DI BENEDETTO DA SIENA O DI ALTRI FIGULI DELLA SUA STRETTA CERCHIA FAMILIARE

Cari Lettori,   


questo saggio viene pubblicato dopo mesi difficili per me a causa di gravi problemi di salute, che però non mi hanno fermato, anzi! Vi annuncio infatti che cercherò di pubblicare un nuovo saggio ogni mese, fino a quando non avrò completato il ciclo e pubblicato tutto ciò che ho raccolto in questi venticinque anni di ricerche. Vi anticipo qui che i prossimi due saggi saranno dedicati ai pittori su maiolica derutesi del primo decennio del XVI sec. attivi ad Acquapendente.

Vorrei precisare inoltre che, da oltre un secolo, gli studiosi della Maiolica Italiana del Rinascimento hanno sempre attribuito i piatti a lustro con i denti di lupo sulla tesa a Deruta, e quelli con il lustro rosso rubino a Gubbio; dalla lettura di questo mio saggio, frutto di più di vent’anni di ricerche, emerge una realtà ben diversa: tutti i piatti a lustro presentati in questo saggio con i denti di lupo e il rosso rubino sono tutti fatti certamente ad Acquapendente nella bottega della Carlina tra il XV sec e la prima decade del XVI sec.

Qui il link del testo: IMMAGINE DELLA FIASCA RITROVATA


Buona lettura


Auguri di Buone Feste


Alberto Piccini

giovedì 25 novembre 2021

Da oggi potrete leggere su questo mio blog il saggio: "Benedetto da Siena "Il padre della maiolica rinascimentale italiana"

Scritto a quattro mani con Don Corrado Leonardi e pubblicato nel 1999 sulla rivista "Arte Viva Fimantiquari" n.19/20 diretta da Amedeo Cocchi.

i motivi che mi spingono a ripubblicare il saggio sono i seguenti: il fatto che dopo la morte di Cocchi la rivista ha cessato di esistere e ci sono grosse difficoltà ormai a trovare i vecchi numeri ; inoltre penso che sia utile per i miei lettori avere la possibilità di confrontare questo saggio con quello che pubblicherò (sempre su Benedetto da Siena) entro la fine della prossima settimana. 

lunedì 8 novembre 2021

IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!

 

Cari Lettori,        

questo saggio dell'amico Umberto Gori dedicato al lustro di Cafaggiolo avrei dovuto metterlo in rete su questo mio blog nel Marzo di quest'anno. In quel periodo però sono stato purtroppo vittima di una brutta malattia che mi ha bloccato per molti mesi; oggi finalmente riprendo a pubblicare (inizia una nuova stagione!) e lo faccio proprio con questo saggio di Gori: IL LUSTRO DI CAFAGGIOLO, NEL TERZO MILLENNIO, ANCORA UN MISTERO!.

Nei prossimi mesi ritornerò ad occuparmi di Cafaggiolo perchè non solo il lustro rimane un problema irrisolto, ma anche tutta la storia di questo centro di produzione va rivisitata alla luce di una specie di peccato originale compiuto più di un secolo fa sulla interpretazione della sigla  "SP" o "SPR" che non è quella dei cosiddetti "Fattorini" (i vasai addetti al funzionamento della fornace medicea), bensì il marchio economico di un figulo originario di Ravenna.

A presto

Alberto Piccini

martedì 15 dicembre 2020

UNA SCOMMESSA VINTA.

 

Il tutto avveniva nella tarda primavera del 2003, in attesa della Mostra “Il Secolo d’Oro della Maiolica” – Ceramica Italiana dei secoli XV-XVI della raccolta del Museo Statale dell’Ermitage - MIC Faenza, 2003.

La Mostra non fu un successo, nonostante l’importanza della collezione e i notevoli mezzi finanziari a disposizione, per una serie di motivi di cui discutemmo a lungo all’epoca, ed in particolare per una specie di peccato originale: le scelte sbagliate sulle maioliche da esporre in Mostra - si diceva che i pezzi più importanti, i veri capolavori, fossero rimasti a S. Pietroburgo -. Le critiche più feroci furono quelle rivolte alla studiosa Elena Ivanova, Curatrice delle Maioliche Rinascimentali del Museo russo, per gli scarsi contenuti scientifici delle schede del catalogo. Queste polemiche finirono poi per coinvolgere anche Carmen Ravanelli Guidotti. Nonostante ciò, nel vasto mondo degli studiosi, dei collezionisti e degli amanti di questa arte meravigliosa, per molti mesi, nel 2003, non si parlò d’altro.

Claudio Casadio era allora l’unico dirigente del MIC Faenza con cui mantenevo un buon rapporto e inevitabilmente finimmo per parlare delle maioliche dell’Ermitage; parlammo in particolare della crespina – n.17 del catalogo A. N.KUBE del 1976 e n.9 pagina 44 del catalogo Electa del 2003 – su smalto berettino, decorata a grottesche disposte a quartieri, con ATENA nel cavetto centrale e al verso, sul piede, la scritta FAENZA – vedi foto n.1 e 2 –. Fu questo particolare che, per motivi forse campanilistici, le fece conquistare la copertina del catalogo Electa. Ero quasi certo che la crespina con Atena fosse stata cotta a Ravenna, dipinta da Francesco di Bernardino del Berna alias il Maestro della Coppa Bergantini, nel suo ultimo periodo di attività 1550/70 quando la qualità della sua produzione stava ormai scadendo; per me era una scommessa giocata sul valore dei miei studi, sui documenti d’archivio trovati da Paola Novara, sull’esame di centinaia di frammenti dei depositi del Museo Nazionale di Ravenna e di molte collezioni private. Due anni di lavoro intenso e coinvolgente. Per Claudio Casadio, dirigente del MIC, la sigla “Faenza” apposta sul piede di una crespina cinquecentesca in smalto berettino voleva dire: vincere a mani basse! Quindi, subito dopo, senza dirmi niente, inviò una mail a Elena Ivanova a S. Pietroburgo, la quale rispose entro pochi giorni in modo conciso e lapidario: “GRAFFIANDO CON L’UNGHIA, VIENE VIA”. Avevo vinto la scommessa! Quando andai a Faenza, per l’inaugurazione della Mostra, l’amico Claudio mi offrì il pranzo.

Questa vicenda creò grande imbarazzo alla Direzione del MIC, anche perché il catalogo era già in stampa, e decisero quindi di uscirne in modo semplice e brillante, anche se un po’ furbesco e poco trasparente: esposero la crespina con ATENA nella vetrina principale della Mostra, ma in modo tale che non si potesse leggere il verso (la famigerata scritta, nel frattempo, era stata cancellata) e non pubblicando l’errata corrige della scheda del catalogo.

Claudio Casadio, dopo poco tempo, fu promosso ed incaricato della Direzione della locale Pinacoteca Civica; non tornò più al MIC, peccato! Sarebbe stato un ottimo DIRETTORE di questa importante Istituzione, forse l’unico in grado di invertire il trend, la lunga fase negativa che perdura da oltre 40 anni.


Alberto Piccini                                                                                                                            

Pitigliano, 15.12.2020


Foto 1

Foto 2

mercoledì 25 novembre 2020

GUBBIO - NON SOLO LUSTRO -

Dal post pubblicato in data odierna sulla pagina Facebook Blog di ALBERTO PICCINI

Vaso a palla - altezza cm 29,60 - decorato a nastri annodati (groppi) e nella parte centrale, in quattro campi circolari : su due lati opposti campeggia il marchio economico del vasaio TGA che sta per Traverso Giovanni Antonio (ramo della famiglia FLORIS) con bottega in Gubbio; sul terzo campo : ritratto di giovane guerriero con elmo, volto a destra; sul quarto campo : putto alato con ermellini o donnola ( influsso leonardesco, secondo Hausmann-scheda 98 MUSEO DI BERLINO n. inventario NF 868. Databile al 1510 circa - Attribuito a Cafaggiolo Maestro Iacopo (Iacopo da Cafaggiolo) anche dal Falke e in tempi più recenti (1982) da Cora e Fanfani. FOTO n.1 e 2

Foto 1


Disco smaltato blu con decori in bianco e arancio definiti sulla scheda del Victoria and Albert Museum di Londra n. 147 numero inventario 521-1865 "bianco su azzurro"- Diametro 27,50 cm - datato 1491 - attribuito a Faenza - Porta al centro l' IHS di San Bernardino da Siena e sulla tesa la classica raggera. FOTO 3 e 4


Foto 3

Foto 4


Inoltre il disco porta in basso la sigla del figulo che lo dipinse "IM" per HIERONIMO MARINI, la data 1491 e il marchio economico del vasaio TGA che l'estensore della scheda legge GA scambiandolo per un simbolo monastico. Entrambi queste straordinarie maioliche sono da attribuire a Gubbio, alla bottega di Traverso Giovanni Antonio, documentato in loco dal 1479 al 1512 anno della sua morte. Il figulo che dipinse il bellissimo vaso a palla del Kunst di Berlino non è Iacopo da Cafaggiolo che nel 1510 aveva appena cinque anni circa, bensì, a mio avviso, il figulo derutese NICOLA FRANCIOLI detto "CO". Questa mia attribuzione, oltre fare scalpore, servirà anche a studiare più a fondo il periodo giovanile. la fase di apprendistato di questo grande pittore su maiolica : prima Acquapendente, poi Ravenna e poi Gubbio. Gli influssi leonardeschi arrivano al nostro figulo tramite le incisioni di Nicoletto da Modena, confermando l'incontro, la collaborazione con i maiolicari della famiglia DE RUBEIS parenti del grande incisore. Hieronimo Marini, invece, è un figulo itinerante, di origine pesarese, che nella sua lunga carriera opera a Pesaro, Casteldurante ( F. de Mély lo documenta qui nel 1511), Rimini, Ravenna e principalmente Acquapendente nei primi decenni del cinquecento nella bottega di Simone Marini. Non sono riuscito a trovare nessuna altra maiolica Rinascimentale con il marchio TGA, ma sono certo che nel prossimo futuro le troverò, anche perchè mi aiuteranno i lettori di questo post. La cosa più straordinaria di questa mia ricerca è che i soli due manufatti di questa bottega eugubina, due capolavori assoluti, non sono lustrati.


Alberto Piccini

Pitigliano, 25.11.2020

domenica 8 novembre 2020

LETTERA A JOHN MALLET

 Gentile Prof. John Mallet, 

Le porgo i miei più sinceri auguri per il suo novantesimo compleanno. 

Approfitto di questa occasione per farLe, da ultraottantenne quale sono, una proposta di collaborazione: realizzare insieme uno studio, un saggio su un argomento che riguardi la storia della Maiolica Italiana del Rinascimento; un saggio che affronti una problematica specifica già trattata da entrambi in tempi diversi, come per esempio: la biografia e il corpus delle opere di Francesco di Sante Carini detto "Il Rosso", alias Francesco Urbini, o Ennio De Rubeis, alias il Pittore del Bacile di Apollo, al fine di fare luce, di scrivere parole chiave e definitive su un tema relativo allo studio della Maiolica Italiana del Rinascimento. 

La mia scelta sarebbe orientata su un tema molto interessante, anzi affascinante direi, già trattato da entrambi: il famosissimo servizio Correr. I diciassette meravigliosi piatti del grande Museo veneziano attribuiti, a mio avviso in modo erroneo, a Nicola da Urbino, sarebbero un'occasione perfetta per rifare la biografia e il corpus delle opere di questo grande figulo; dopo la ricostruzione storica fatta negli ultimi decenni a dir poco dubbia, quasi grottesca: dal "Pellipario" (pellicciaio) e Nicola di Gabriele Sbraghe, si potrebbe cercare di dividere le opere di quest'ultimo da quelle del teutonico Tomassino di Giovanni, e in particolare da quelle del grande Bernardino di Benedetto del Berna.

L'idea sarebbe quella di partire dai miei due saggi del 2012: Il Servizio Correr e Supplemento al Servizio Correr pubblicati qui sul mio blog e integrarli con i documenti di varia natura, inediti, emersi dal 2012 (come per esempio il piatto dei depositi del Museo Correr, restaurato recentemente, con Diana e Atteone sul recto, di mano di Bernardino del Berna (in stile istoriato urbinate) che porta al verso, sia sul cavetto che sulla tesa, il nodo senza fine buddista di origine cinese che indica chiaramente Ravenna come centro di produzione).


 



















Naturalmente io punto molto sulla sua esperienza, capacità di analisi e genialità, tipica di tutta la sua saggistica passata.

Sono consapevole che questa mia proposta è molto difficile da realizzare, un'idea ardita, quasi una mission impossible, anche solo per l'età di noi due coautori, però per me vale la pena di provarci. Vale la pena provare sia per far luce su un argomento così importante, sia per stimolare le future generazioni di giovani studiosi, nelle cui mani lasciamo una storia della Maiolica Italiana del Rinascimento piena di troppi buchi neri. 

Attendo una Sua risposta,

Le rinnovo i miei auguri e ..

Ad Maiora!


Alberto Piccini

Pitigliano, 08.11.2020