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lunedì 9 febbraio 2009

LA SCODELLA CON COPERCHIO DI MARCANTONIO GHONDI FATTA A CAFAGGIOLO

Dedicato allo studioso fiorentino Alessandro Alinari.*

LA SCODELLA CON COPERCHIO DI MARCANTONIO GHONDI FATTA A CAFAGGIOLO
Di Alberto Piccini

Nel 1902 il Guasti pubblicava la seguente lettera indirizzata allo “Spectabili viro Francesco da Empoli in Firenze (Ministro di Pierfrancesco de’Medici)”, spedita dal Castello di Cafaggiolo nel Mugello da Giovanni Francesco Zeffi il 26 Settembre del 1521 :

Spectabilis vir.Sarà con questa una a Antonio di Bernardo dè Medici : fate che l’habbia : et più se li manda 2 scodelle con coperchio,che mi ha mandato a chiedere,et mandasi una scodella col coperchio a Marcantonio Ghondi et i vasetti a Giovanmaria,che glieli manda Lorenzo nostro padrone.Fate che ciascuno habbia le sue. Segue …………A Charlo Aldobrandi direte che le sue stoviglie sono cotte, et che le manderò presto …..

A dì 26 di settembre 1521,in Cafaggiolo - I-F-ZEFFI. ( nota n. 1)

Il Guasti sempre in polemica anche feroce a volte (interessanti disfide tra ceramologi che purtroppo oggi non si fanno più) con il Prof.Argnani studioso faentino campanilista e a volte un po’ fazioso ( nota n. 2) di fronte alla contestazione che Lorenzino non poteva essere “il nostro padrone” , avendo circa 9 anni, scrive a proposito di questa lettera e per chiudere la diatriba: “..i documenti han bisogno di essere interpretati….” Parole sagge e valide anche adesso, ma non voglio ora riaprire qui la “querelle” fritta e rifritta di “ Cafaggiolo o Cà Fagioli”, ma semplicemente rileggere il documento con lo scopo, se possibile, di ritrovare la famosa “scodella con coperchio” di Marcantonio Gondi fiorentino.

Nel volume del 1976 di A.N.Kube Italian Majolica XV-XVIII centuries-dedicato alle maioliche più interessanti dell’Ermitage di S.Pietroburgo è pubblicato un vaso così definito : “Vase with a lid,” con lo stemma Gondi ( a banker from Florence), datato dallo studioso russo al 1500/10 e attribuito dallo stesso a Cafaggiolo – n.51 del catalogo.Il vaso è alto cm.48 e largo cm.35,7 è quindi una “scodella con coperchio” di notevoli dimensioni tali da confondere qualche storico (nota n. 3), ma proporzionata come omaggio di Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici “nostro padrone” a Marcantonio Gondi figlio di Bernardo di Carlo di Silvestro, personaggio importante della Firenze della prima metà del XVI secolo, artefice della grande fortuna economica della sua famiglia e forte sostenitore politico dei Medici. Giovanmaria a cui Lorenzino manda 4 vasetti (non mi chiedete di cercare anche questi!!!) muore probabilmente giovanissimo ed infatti non figura nell’albero genealogico edito a Parigi nel XVIII sec. (Histoire genealogique de la maison de Gondi par monsieur de Corbinelli etc.etc.). Naturalmente una maiolica così interessante, così importante dal punto di vista storico è stata scartata dalla Carmen Ravanelli Guidotti e quindi non inclusa fra quelle della recente mostra “Il Secolo d’oro della Maiolica”; la mostra “mangia soldi” così l’ho definita per il clamoroso rapporto costi/ricavi e costi/contenuti scientifici, (Vedi foto n.1)

Il maiolicaro che ha dipinto il vaso è certamente di origine Montelupina;il decoro principale è quello della palmetta persiana,mentre il tipo di porcellana comune (vedi coperchio) è simile a quella dell’albarello pubblicato dal Berti ( nota n.4) con l’emblema di S.Maria Novella e la marca LA (Vedi foto n.2) che a mio avviso è quella della bottega di Lorenzo e Andrea detti “del rosso” nipoti di Lorenzo del Berna fratello di Benedetto da Siena. Lo stemma dipinto tra due cornucopie e il diamante mediceo è sicuramente dei GONDI anche se il maiolicaro ha invertito i colori: il fondo dello scudo da oro diventa blu e le “azze” in croce di S.Andrea da nere in oro, il nastro che le unisce in basso da rosso in oro. Non deve inoltre stupire il crescente montante lunare in oro aggiunto in alto tra le due mazze, poiché simboleggia in araldica “grande fortuna economica” e si addice perfettamente alla ricchezza dei Gondi in quel periodo. (Vedi foto n.3)
Quando gli pseudo studiosi della maiolica decideranno di dialogare con il sottoscritto potremo aprire una bella discussione, vivace ed interessante come quelle di inizio secolo XX, magari sul mio blog, sulla giusta lettura degli stemmi sulle maioliche. La forma è decisamente bella e molto originale, tanto originale che non ricordo di averne mai visto una simile; se i miei lettori ne possiedono una uguale li prego di inviarmi le foto relative.

Abbiamo finalmente un'altra data per una maiolica di Cafaggiolo, trovata in modo indiretto: estate del 1521, da aggiungere a quella 1507 del vaso del Konstslojdmuseet di Goteborg, Svezia, marcato SPR.

Se le mie “congetture” come direbbe il Guasti sono giuste,si possono trarre le seguenti deduzioni:

A Cafaggiolo hanno prodotto molte maioliche non marcate, come la nostra “scodella con coperchio”, quindi non è giusto e molto riduttivo come sostiene Alinari, studiare solo quelle con il marchio SPR o SP, anche perché quelle non marcate sono sicuramente molte di più. I vasai di Cafaggiolo, quelli che gestivano la fornace, erano sicuramente Piero e Stefano di Filippo di Dimitri Schiavone, i famosi “Fattorini”, mentre SP e SPR sono i marchi commerciali di Santo di Pietro de Rubeis (la R può stare anche per Ravenna); abbiamo a che fare con una vera colonia di figuli Romagnoli (anche il famoso Jacopo viene da Ravenna) ospiti per qualche mese all’anno nel Castello del Mugello.La data del 1521 è altresì importante perché, a mio avviso, segna lo spartiacque tra l’epoca di Jacopo o dei De Rubeis e quella dei figuli di Montelupo. Penso che Jacopo dopo quel periodo sia tornato a dipingere a Ravenna; infatti ho ritrovato recentemente alcuni documenti che potrebbero provare tutto questo,ma ho bisogno di fare altre indagini. Questo alternarsi di tanti figuli della “Superbottega” a Cafaggiolo, nella prima metà del XVI secolo, forse è alla base delle forti polemiche dei primi anni del Novecento tra gli studiosi toscani e quelli faentini, che forse non avevano tutti i torti poiché non conoscevano i DE Rubeis di Russi che del resto sono ancora sconosciuti alle studiose faentine dei nostri giorni. Un’altra cosa emerge da questi e da altri documenti pubblicati dal Guasti: nei primi decenni del XVI sec. La bottega di Cafaggiolo produceva splendide maioliche principalmente per i Medici e per altre famiglie a loro molto vicine politicamente.

Non riesco,come al solito,a capire che tipo di interesse od attenzione susciterà questo mio lavoro negli studiosi toscani e negli altri addetti ai lavori; per me che sono uno storico dilettante mi sembra una ricerca interessante e mi sento orgoglioso per il lavoro fatto: partire da quel documento di poche righe e ritrovare dopo quasi 5 secoli la scodella con coperchio di Marcantonio Gondi,fra l’altro ancora intatta e donare ad Alinari una data importante su cui riflettere ; ed ancor più mi intriga adesso, la possibilità di ricostruirne il percorso storico da Firenze a S.Pietroburgo nella lontana Russia.A presto!

Note :

n. 1 – Carteggio Mediceo avanti il Principato – Filza n. 1 n. 830.

n. 2 – Paola Novara e Alberto Piccini - Arte Viva

Fimantiquari – Due Secoli di Maiolica a Ravenna pag. 6/13).

n. 3 - Attualmente si pensa alle scodelle come oggetti di piccole dimensioni,anche se in molti inventari dell’ epoca - vedi in Cora – si citano spesso: scodelle e scodelline,scodellone,ischodelle damaxine e ischodelle coperchiate.

n. 4 – Storia della Maiolica di Montelupo – Vol. 3 pag. 273 n.86/87.

* Alessandro Alinari è uno studioso fiorentino,che si è occupato sempre di ceramica toscana ed in particolare di Cafaggiolo.Gli faccio i miei migliori auguri di successo per lo studio che sta attualmente portando avanti sui recenti scavi fatti nel Castello di Cafaggiolo grazie agli interventi finanziari di una Università americana. Approfitto per chiedere ad Alinari l’invio al mio indirizzo di posta elettronica delle foto a colori del famoso vaso di Goteborg.

ALBERTO PICCINI

P.S. – In questo freddo mese di Gennaio,a causa delle nevicate,del freddo,del gelo e di una fastidiosa influenza con ricaduta,sono stato chiuso in casa per diversi giorni ed ho potuto finalmente fare una ricerca molto noiosa ma tutto sommato utile che vorrei adesso pubblicare di seguito per invitare i dirigenti del M.I.C.Faenza ad una profonda riflessione sulla maiolica artistica prodotta in quel centro.
Ho semplicemente messo a confronto le attribuzioni a Faenza fatte dal Ballardini nel primo volume del Corpus delle Maioliche, del 1933 (opere datate entro il 1530) e quelle,per le stesse opere,fatte adesso dal sottoscritto.Stesso discorso per il catalogo RACKHam del Victoria and Albert Museum di Londra del 1940. Con i seguenti risultati :

Corpus del Ballardini : su 79 maioliche assegnate allora a Faenza,adesso si riducono a 5.

Catalogo VAM escluso il periodo arcaico : nel secolo XV da plate 19 al 35 compreso,maioliche attribuite a Faenza 104 e a oggi diventano 4; prima metà del XVI sec. da plate 36 a 84 compreso,attribuzioni del RACKHAM n.91 che si riducono ora a 31.

Questi numeri si commentano da soli e questa volta non voglio polemizzare ,ma invece dare un consiglio ai responsabili del Museo : investite di più e meglio in ricerca e date più spazio ai giovani !!!




Foto 1















Foto 2











Foto 3



1 commento:

  1. Gentile Alberto Piccini,
    sono venuto in possesso di un orciolo e di un utello di Montelupo decorati a palmetta persiana, con uno stemma a me sconosciuto, del tipo di quelli che il Berti chiama "Sigilli letterari".
    Appena avrò imparato a farlo (spero prestissimo!!), Le allegherò su un prossimo "commento" le foto nella speranza che Lei o qualcuno lo possa riconoscere.
    Le porgo i migliori saluti,
    Ferdinando

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