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sabato 8 settembre 2018

QUESITO SULLA "SCHATOLA CARA"


Cari Lettori,

sulla pagina Facebook del blog qualche tempo fa vi invitavo a leggere e a rileggere l'interessantissimo saggio di Fabiano Zeni Fagliari Buchicchio "“SCHATOLA CARA” - LETTERA SU VASO DA FARMACIA" pubblicato qui sul mio Blog il 27 giugno u.s., e poi a provare a rispondere a questa mia domanda: chi è secondo voi il mittente di questo orciolo-lettera spedito da Acquapendente e indirizzato al compadre Palumbo di Foligno?
a) il grande figulo itinerante Lorenzo di Pace, originario di Pesaro ma da molti anni operante ad Acquapendente e pittore di questo orciolo;
b) il vasaio aquesiano che ha cotto questo orciolo (Sante di Francesco Carini detto Il Rosso o la Bottega dei Giunta);
c) l'aromatario aquesiano (forse Carlo di Lorenzo Pedrazzini) che ha prodotto la medicina, ovvero lo sciroppo, di miele e squilla. 
A chi invierà la risposta giusta il sottoscritto risponderà con un'email personale di congratulazioni. 
Lo scopo è anche quello di riaprire il dialogo fra studiosi, collezionisti e cultori di quest'arte meravigliosa; dialogo che si è interrotto da circa trent'anni. 

Vi inoltro qui di seguito una delle risposte pervenute: 



Risposta del 6-9-2018


Caro Alberto, è interessante e produttivo avere un colloquio fattivo con i lettori del tuo blog, interessati alla storia della ceramica, perciò ti rispondo volentieri, precisando che tutte le opzioni da te proposte possono essere esatte. Tuttavia, a mio modesto parere, è l’autore del medicinale stesso a proporsi al vasto pubblico: si tratta di una bellissima pubblicità, in cui è sottesa anche una richiesta di indicazione sulla sua efficacia, da parte di chi ha utilizzato il prodotto.  Che a differenza c’è  con quanto leggiamo ogni giorno su internet sulle proprietà miracolose  di un medicinale proposto da un medico o da un farmacista o da un cialtrone  ?  

Del resto un colloquio epistolare fra alchimisti, antichi  farmacisti, con richieste di collaborazioni e confronti  su vari temi ci sono sempre stati. Permettimi di citare il caso della grande Caterina Sforza Riario, signora di Imola e di Forlì sul finire del Medioevo e sull’aprirsi del Rinascimento. Da Imola aveva rivolto alcune  richieste ad un frate romito, aromatario in quel di Firenzuola, amena località dell’alto Mugello fra Romagna e Toscana, poco oltre il nido d’aquila degli Alidosi, antichi signori della vallata del Santerno a confino con il suo territorio (oggi Castel del Rio). 

Caterina  nonostante una vita difficilissima, piena di guerre, di assassinii, di mariti, di figli, perfino di prigionia ad opera del Valentino (ma una dorata prigionia molto chiacchierata!!)  ebbe il tempo di comporre un libro di “Experimenti” con 454 ricette, ricettario il più completo che il Quattrocento ci abbia lasciato sui medicamenti e soprattutto sulla cosmetica. Qui permettimi dunque  di inserire la lettera, tratta da, E. Caruso, Ricette d’amore e di bellezza di Caterina Sforza  Signora di Forlì e Imola, Cesena, 209, p. 13.


Grazie  

Giuliana Gardelli


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